Museo di Roma in Trastevere

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Tamburello
Strumento musicale a percussione composto da una fascia di legno chiusa a cerchio (cornice) a cui è fissata una pelle (membrana) ovina. Lungo la cornice si aprono sette fessure nelle quali sono inserite sette coppie di piattini di latta; inoltre, all’interno della cornice sono fissate due bubbole e due campanellini. Si suona tenendolo per la cornice dal basso con la mano sinistra e percuotendo la pelle con la mano destra usando la punta delle dita, o anche il carpo della mano come avviene nel saltarello, dove il colpo forte indica il momento in cui i ballerini spiccano un salto più alto. Era utilizzato prevalentemente dalle donne, per accompagnare il ballo e il canto.
Tortori
due aste di legno poste sul retro del carro a vino, che infisse in un argano (il mulinello) che, ruotando, permetteva di stringere le corde (suste). Rimossi dalla loro sede i tortori servivano a fermare le ruote del carro, ma potevano essere usati anche come strumento di offesa: da essi deriva l’espressione romanesca “dare una tortorata” (bastonata).
Tovaglia (copricapo a)
elemento caratterizzante l’abito popolare femminile di area laziale
(Campagna Romana, Castelli Romani, Ciociaria). Consisteva in un telo bianco di forma rettangolare di cui variava, a secondo del luogo di provenienza, la modalità di piegatura e di posizionamento sul capo. Era detto anche teso, tegola o cartonella.
Triaca (Teriaca)
antico rimedio polifarmaco. Era utilizzata nell’Ottocento (a Napoli venne prodotta fino ai primi anni del ‘900) come rimedio per tutti i mali, tra cui come antidoto al veleno dei serpenti. Tra gli ingredienti figurava la carne di vipera femmina bollita, l’oppio, l’asfalto, il benzoino, la mirra, la cannella, il croco, il solfato di ferro, la radice di genziana, il mastice, la gomma arabica, il fungo del larice, l’incenso, la scilla, il castoro, il rabarbaro, la calcite, la trementina, il carpobalsamo, il malabatro, la terra di Lemno, l’opobalsamo, la valeriana ed altri. La preparazione, per raggiungere il massimo di efficacia doveva maturare per almeno sei anni ed era considerata valida fino al 36.mo anno. Era considerata una cura efficace per molte malattie tra queste le coliche addominali, le febbri maligne, l’emicrania, l’insonnia, i morsi delle vipere e dei cani, la tosse, la pazzia e come ricostituente. Si assumeva in quantità variabile a seconda della malattia, stemperata nel vino, nel miele, nell’acqua o avvolta in una foglia di alloro.

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